mercoledì 2 maggio 2007

Cose

Sono rimaste soltanto le cose. Le sue mani le hanno toccate, spostate, le hanno pulite, strofinate, lavate, asciugate. Le hanno accarezzate e tenute.

Le stoviglie. Il piatto azzurro, sbeccato. La tazza lunga e stretta di ceramica inglese, marroncina. Sbeccata anche quella, con un avvallamento lungo il bordo, dove la tua bocca si è appoggiata tante volte. Il cestino di spugna gialla con dentro i campioncini di profumo. Il rasoio abbandonato sul bordo del lavandino, in bagno, con un'incrostazione di schiuma secca e piccoli peli. La matita nera con cui stava sottolineando i passi significativi e le frasi che gli piacevano dell'ultimo libro che gli ho visto leggere: Primo amore, ultimi riti di McEwan. La maglietta blu, di cotone morbido, con la scritta arancione «Grazie a Dio sono ateo. Luis Bunuel» che è rimasta appesa al gancio dietro la porta della cucina. La pallina di carta stagnola che ha modellato con le dita, per ore, un giorno che si annoiava a scuola, tanti anni fa. Un plettro color avorio, rimasto incastrato nel bracciolo di una poltrona. Una rosa di tulle giallo appoggiata su uno scaffale della libreria. Un angioletto d'argento appollaiato in cima a una matita. La racchetta da tennis in fibre di carbonio, leggerissima, col telaio viola chiaro e una striscia di corde verde fosforescente.

Oggetti.
Cose.

Anche il mio corpo è diventato una cosa.

Simona Vinci, In tutti i sensi come l'amore

1 commento:

cocci ha detto...

Questo racconto è uno dei più belli di tutta la raccolta. Parla del corpo e esplora le sue pulsioni elementari. Il corpo è l'ultimo residuo della vitalità: quando non si può agire più su nulla, sul corpo si può ancora. Ciò che bisognerebbe chiamare col nome di mutilazione, tortura o suicidio viene descritto come modo per conoscersi, per procurarsi nuove sensazioni, per rompere la noia.